Moby Dick mi aspettava all’orizzonte, ormai non c’era scampo.
Il cielo grigio e ventoso incombeva sopra di noi….. Avevo rimandato più volte la sfida, ma ora il momento era giunto,
un richiamo oscuro e inquietante mi spingeva a fissare la sagoma d’ombra che attendeva in silenzio.
Esitavo, chiedendomi quanto ardua sarebbe stata la prova, quando una voce mi riscosse:
ENRICA, SUVVIA, O CHE LA VUOI PROVARE CODESTA MOTO??????

Moby Dick in realtà si chiama Rudy, è una (un?) BMW GS 1200 grigio e azzurro che abita a Lucca, proprietà di Simona Eclissi,
che con tale veicolo gira l’Italia su strade più o meno asfaltate con la naturalezza e la grazia che potrei avere io con la mitica XL 200.
Per me, comunque, è Moby Dick. 
Questa moto mi fa impressione.
Non tanto per l’altezza (la sella è leggermente ribassata e tocco terra quasi come su Orka….guarda un po’, un altro cetaceo!!!),
o la potenza in sé, quanto per la mole e il peso, che nonostante il buon bilanciamento si fa sentire.
Inoltre – non so se dipende da me e dal mio fisico bestiale – i polpacci urtano contro le pedane e questo mi preoccupa un po’
in quanto potrebbero intralciare eventuali manovre da fermi….alle quali ricorro spesso!
Ancora le parole di Simona: “vai, vai, non ti preoccupare, tanto anche se cade da ferma non si fa niente!!!”
cade da ferma????? Come sarebbe niente? Un senso di orrore mi pervade...
vedo il meccanico, il concessionario BMW, che prenotano le ferie alle Maldive con il mio stipendio.
no, non cadrà da ferma dovessi frantumarmi tutti gli ossicini!!!! Sono comunque commossa dalla fiducia dimostratami da Eclissi,
che rasenta pericolosamente l’incoscienza. <
Una volta assimilato l’equilibrio da ferma, faccio un bel respiro e metto in moto.
Anche qui i teutonici hanno fatto le cose per bene: una spia sul cruscotto digitale – collegato direttamente con Monaco di Baviera -
mi avvisa quando il check-up è finito e mi dà il via libera .
Il motore ha un rumore sobrio al minimo, ingrano la prima avendo l’accortezza
di dare un po’ di gas ( concetto che dopo anni di moto ancora non comprendo appieno) e parto.
Ho arpionato Moby Dick, ora mi trascinerà in fondo all’oceano!
E invece no, percorro pian pianino la piazza di Corniglio, in seconda (la piazza è corta, non posso fare molto di più) con la motona che ronza
e probabilmente si chiede cosa stia succedendo sul ponte di comando.
La sensazione è molto bella, di stabilità e ottima visuale, mi sembra quasi di essere capace a guidarla... se non che la piazza, a un certo punto,
finisce, devo girarmi, svolto in una via laterale e lì rimango,
cercando di fare inversione e facendo strani versi senza costrutto per impedire al mezzo di arenarsi, finchè non arriva il Sant’uomo a levarmi dagli impicci
e a riportare il cetac... pardon, il GS alla sua legittima proprietaria...
Non senza avermi prima gratificato dei soliti commenti: MA POSSIBILE, ANDAVI COSI’ BENE, TI SPAVENTI PER NIENTE, FAI DI TUTTO CON LA TUA E APPENA SALI SUI UN’ALTRA TI BLOCCHI ecc ecc ecc...
un film (de terore) già visto.
Torno mestamente a piedi al punto di partenza, Simona mi guarda stupita, era convinta (tesssora!) che sarei riuscita a governare Rudy / Moby senza problemi,
invece eccomi qui con le pive nel sacco.
Qualche scusante? La stanchezza del giro precedente, la piazza piccola, la gente mormora…..forse un posto più ampio, tipo parcheggio del Carrefour,
sarebbe andato meglio, ma ahimè a Corniglio non c’è il Carrefour e forse nemmeno il Di per Dì.
E quindi?
Quindi ci riproverò alla prossima occasione…..appena trovo il parcheggio giusto.
Non finisce qui, Moby Dick!!!!
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Moira XL200R "Yansa" - BMW F650 "Orkavakka"
